ASSEGNI PRE IL NUCLEO FAMILIARE NON SPETTANTI

ASSEGNI PRE IL NUCLEO FAMILIARE NON SPETTANTI

La corresponsione indebita, e conseguente obbligo di restituzione, di somme a titolo di assegno per il nucleo familiare è disciplinata dall’art. 24 del D.P.R. 30 maggio 1955, n. 797 (Testo Unico delle norme concernenti gli assegni familiari, ora Assegno per il nucleo familiare) e, cumulativamente a tutte le prestazioni indebitamente percepite a carico dell’Inps, dal terzo comma dell’art. 69 della legge 30 aprile 1969, n.153. All’art. 24 del D.P.R. n. 797/1955 si legge che, in caso di indebita percezione di assegni da parte dei lavoratori, le somme che questi devono restituire sono trattenute sugli importi degli assegni da corrispondere ad essi ulteriormente o su ogni altro credito derivante da rapporto di lavoro. Il terzo comma dell’art. 69 della L. 153/1969 stabilisce che le somme dovute all’Inps, per somme indebitamente percepite, non possono essere gravate da interessi, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato.

Sul piano meramente operativo il recupero degli assegni indebitamente percepiti può avvenire su iniziativa dell’azienda se questa accerta l’indebita percezione o su prescrizione della sede Inps. Il rimborso da parte del lavoratore deve avvenire, di norma, in un’unica soluzione. Mancando il dolo l’Inps, su domanda del lavoratore, può prendere in considerazione l’eventuale rateizzazione del debito; la domanda di rateizzazione deve essere inoltrata all’Istituto Previdenziale a cura del dipendente e deve contenere, tra l’altro, l’indicazione dell’importo mensile che il lavoratore ritiene di poter versare. Le cose, dal punto di vista giuridico fanno ricadere pertanto la responsabilità sul lavoratore. Infatti l’art. 2, c. 7, della L. 69/1988 dispone che ” le variazioni del nucleo familiare devono essere comunicate al soggetto tenuto a corrispondere l’assegno entro trenta giorni dal loro verificarsi” come chiaramente indicato nel modello di richiesta dell’inps. Infine il 4° comma dell’art. 1 del D.M. 11 maggio 1990 stabilisce che “gli interessati devono inoltre denunciare al proprio datore di lavoro ogni circostanza che possa influire sul diritto alla prestazione” e cioè il diritto alla corresponsione e la misura dell’assegno.

Riguardo, infine, al rimborso a favore dell’Inps delle somme indebitamente corrisposte, va segnalato che verranno versate con la prima denuncia utile.

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